Il nuovo ponte San Giorgio di Genova è il ponte dei record: è stato inaugurato a soli due anni dalla tragedia del Ponte Morandi, su progetto dell’architetto Renzo Piano e realizzazione a cura di Webuild e Fincantieri.

Se da un lato il progetto risulta completo nella sua infrastruttura, dall’altro gli studi di ricerca sui materiali impiegati sono stati incessanti. Grande risalto è stato dato alla durabilità delle opere in calcestruzzo.

Il Ponte San Giorgio si è basato sul “Modello Genova”, che sarà ormai esempio di robustezza ed estetica, affidabilità e innovazione. Per i lavori di realizzazione degli elementi in calcestruzzo i fornitori hanno schierato una task force: pali di fondazione, plinti, piloni e soletta sono fortemente attenzionati dalle aziende Italcementi e Calcestruzzi, che sono in grado di verificare e controllare la qualità della miscela fornita in qualsiasi momento.

Si è trattato di un lavoro incessante che ha garantito assistenza tecnica ai quattro impianti della Calcestruzzi impegnati nel confezionamento delle miscele per una fornitura di 67 mila metri cubi di calcestruzzo, pari a 160.000 tonnellate. Il modello impiegato è stato certificato con circa 8.000 controlli sul calcestruzzo e altrettante verifiche di taratura in impianto, test continui sul cemento per il mantenimento del livello cromatico, nell’ottica di mantenere costanti le performance del prodotto consegnato.

Lo sviluppo degli additivi e del mix-design del cls utilizzato per la costruzione delle pile ha visto protagonista la Direzione Tecnologie e Qualità di Italcementi in collaborazione con Mapei e del CIRCe dell’Università di Padova. Il mix scelto ha promosso e innescato la reazione di idratazione del cemento, di silicati idrati metallici e superfluidificanti policarbossilati permettendo così al conglomerato di acquisire una consistenza solida in tempi molto brevi.

Queste caratteristiche hanno sicuramente permesso che le opere di lavorazione e di pompaggio avvenissero in tempi diversi e più rapidi così da raggiungere velocemente il risultato ovvero completare l’opera nel minor tempo possibile. Inoltre gli studi sulla struttura hanno dimostrato che tale scelta ha permesso di migliorare anche la microstruttura della pasta cementizia idratata, rendendola meno permeabile all’acqua e agli agenti aggressivi, sicuramente un vantaggio che sarà importante ai fini della durabilità dell’opera.

Il Ponte San Giorgio si conferma il ponte del futuro: è un’opera basata su uno studio inedito sui materiali che potrebbe cambiare il modo di costruire in avvenire.

In attesa di nuovi aggiornamenti vi diamo appuntamento ad un prossimo articolo!