L’emergenza Coronavirus non ferma il mondo del calcestruzzo e delle costruzioni, nonostante le evidenti difficoltà e il fermo forzato delle scorse settimana ci sono alcune positive novità che riguardano eventi e studi applicati sul cls.

Riguardo gli eventi, l’Accademia italiana del Calcestruzzo della Fondazione dell’IIC per fronteggiare l’emergenza sanitaria in base alle misure restrittive vigenti ha riorganizzato i corsi formativi in programma per via telematica garantendo così sicurezza e distanziamento sociale. Le iscrizioni ai nuovi corsi online partiranno a fine maggio, l’offerta formativa prevede 5 corsi formativi per un totale di dieci giornate di lezione da quattro ore ciascuna.

Invece per quanto riguarda i materiali innovativi e gli studi applicati sul cls la Penetron ha recentemente lanciato sul mercato un additivo in polvere da aggiungere al mix design del calcestruzzo in fase di confezionamento. Questo additivo riduce di netto la permeabilità del calcestruzzo e le fessurazioni durante le fasi di maturazione del manufatto ed attivano un comportamento esclusivo di self-healing ovvero il processo di auto-cicatrizzazione della matrice nel tempo grazie all’umidità presente. Quindi riassumendo questo additivo allunga la vita di una struttura in calcestruzzo e aumenta la resistenza alla carbonatazione.

La scorsa settimana è arrivata una notizia sorprendente da una ricerca svolta presso la sede olandese dall’Agenzia spaziale europea, condotta da Marlies Arnhof, una ricercatrice austriaca, laureata in architettura e con un Master in architettura per ambienti estremi.

La sperimentazione è davvero iniziata in ambito estremo, l’idea è quella di costruire qualcosa di concreto direttamente sulla Luna. La scoperta riguarda un materiale che ogni individuo produce ovvero l’urina, in particolare un elemento contenuto nell’urina ovvero l’urea. I ricercatori hanno scoperto che aggiungendo l’urea alla miscela di geopolimero lunare, un materiale simile al cemento, la miscela diventa sensibilmente più fluida riuscendo a ridurre la quantità di acqua necessaria.

La miscela è stata ottenuta da una stampante 3D e si è dimostrata più resistente matenendo una buona lavorabilità. L’urea contenuta nelle urine, dunque, ha un’azione superfluidificante sul calcestruzzo, ossia riduce la quantità di acqua richiesta per l’impasto. I ricercatori dell’agenzia aerospaziole europea ritengono che col tempo il litro e mezzo di rifiuto liquido che una persona genera ogni giorno potrebbe diventare un promettente sottoprodotto per le costruzioni.

Nell’attesa di ulteriori novità, vi diamo appuntamento alla prossima settimana con un nuovo articolo!