Proprio negli ultimi giorni si sta affrontando un tema diplomatico importante, un triangolo “amoroso” tra Italia, Libia e Francia, con la Libia che strizza l’occhio ad entrambe le nazioni. La questione è pur sempre economica, infatti l’Italia vorrebbe riacquistare una posizione privilegiata nei rapporti commerciali con la Libia, “scippando” la partnership alla Francia. Il tutto è accompagnato da toni meno diplomatici del solito. Insomma la Libia è un pò come la Coppa del Mondo del 2006 e tutti noi ricordiamo come andò a finire quella volta, ci auguriamo un rapido accordo tra Italia e Libia rilanciando così il settore energetico ed in altre materie.

Stando ai dati Ance dal 2004 al 2017, l’Italia è un paese in crescita e ripartenza. Il settore che sta spingendo l’economia tricolore è l’edilizia con il 14%, si calcola una cifra totale di 17,2 miliardi. In 10 anni le aziende edili italiane hanno registrato un nuovo boom del fatturato estero con un +17,8%, uno dei valori registrati più alti in questo lasso di tempo.

Dal 2015 le imprese italiane si sono aggiudicate un’importante fetta del mercato edile contando in totale 11 nuovi Paesi: Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Ungheria, Moldavia, Montenegro, Norvegia, Isole di Capoverde, Niger, Indonesia e Laos.

In totale sono circa 244 i nuovi lavori aggiudicati all’estero, oltre ai 686 cantieri già aperti, si arriva ad un fatturato totale di 90 miliardi di euro. L’Italia, essendo presente in quasi 90 paesi, è protagonista di una crescita di fatturato dell’11,4%, consolidando così la propria presenza sui mercati internazionali.

L’Ance 2017 parla chiaro: dal 2009 l’estero per molte imprese italiane ha rappresentato più del 50% del fatturato totale prodotto. Dunque con questi bilanci positivi non ci resta che sfatare alcuni falsi miti che ancora considerano l’Italia un paese che si vende all’estero.

Il primo luogo comune sta nel fatto che molti marchi italiani sono ormai acquisiti da grossi gruppi commerciali esteri, ma i dati parlano chiaro: oltre il 40% delle medie e grandi imprese italiane ha fatto un’acquisizione che nell’81% dei casi è avvenuta all’estero. Solo il 13% delle grandi aziende italiane è stato comprato da player stranieri.

Un’altro stereotipo è quello che delocalizzare l’azienda abbia come primo risulato il taglio dei costi. In realtà la scelta di spostare la propria azienda all’estero per il 58% ha l’obiettivo di cercare nuovi mercati, il 22%, lo fa per il taglio dei costi e il 20% per rendere più internazionale il proprio marchio.

Infine l’Italia fino a qualche anno fa si trovava in una posizione di svantaggio sui mercati dato che le aziende non erano pronte all’innovazione, uno stereotipo sbugiardato da dati clamorosi: solo il 30% delle aziende italiane non innova, mentre quasi il 90% dei più grandi esportatori ha innovato sia prodotti che processi negli ultimi tre anni.

Insomma l’Italia non è quel paese vecchio e fermo che ci vogliono far credere, quello che vende all’estero perdendo i propri mercati, siamo una realtà in crescita come crescente è il settore in cui operiamo!

Arrivederci alla prossima settimana con un nuovo articolo!